Gatto sacro di Birmania Il gatto sacro di Birmania vanta un antica leggenda che racconta le sue origini: in un tempio dedicato ad una dea birmana viveva un gatto insieme ad un sacerdote.
Un giorno il tempio è stato attaccato dai ladri ed il sacerdote ha perso la vita: quando il gatto ha cercato di proteggere il corpo del suo padrone, ha fissato i suoi occhi su quelli della dea, ed in quel momento i suo occhi hanno assunto il colore blu, il suo mantello il colore dorato, coda, muso e zampe sono diventati dei colori della terra ed i piedi candidi come la neve.
Per questo il gatto è stato considerato sacro.
In realtà, il gatto sacro di Birmania, nonostante il nome, ha origini francesi e deriva dall'incrocio fra gatti d'angora o persiani bianchi, con il gatto siamese.
Questa razza ha una struttura di media grandezza, con una muscolatura dotata di grande elasticità: si muove con agilità ed ha uno sguardo estremamente dolce, probabilmente dovuto al magnetismo dei suoi bellissimi occhi blu.
Il birmano ha un pelo semilungo, molto folto e morbido al tatto, che si accorcia su testa e zampe: il colore del mantello varia dal color magnolia al dorato, mentre su muso, zampe, orecchie, coda e genitali rimane più scuro.
La caratteristica principale di questa razza sono le zampette "guantate", di colore bianco, e molto difficili da ottenere per gli standard rigidi che sono stati imposti.
Il carattere del gatto birmano è equilibrato, calmo e affettuoso: è il compagno ideale in quanto riesce a socializzare con bambini, cani ed altri gatti.
Si affeziona molto alla famiglia, mentre si comporta in maniera indifferente con gli estranei.
21 / 08 / 2012
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